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Quando si dice che Milano è la città del design, si intende in realtà un intreccio di questioni diverse. Qui infatti si è sviluppato, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, un’idea di disegno industriale applicato soprattutto all’arredo, come risposta tempestiva ai mutamenti sociali del dopoguerra. L'urbanizzazione, in particolare, ha comportato la riduzione dell’ampiezza delle abitazioni e l'affermarsi di nuovi gruppi sociali portatori di esigenze nuove. E ancora un ridimensionamento dell’artigianato che è stato progressivamente sostituito da produzioni seriali di matrice industriale, meno onerose dal punto di vista dei costi di produzione e tecnologicamente più avanzate. Insomma un modo di pensare l’oggetto, sia dal punto di vista estetico che da quello produttivo, in relazione alla sua funzione e utilizzo, e di renderlo così interprete della modernità.
Questa rivoluzione è stata resa possibile da una virtuosa e unica convergenza tra aziende, progettisti e società civile. Nasce un ‘bello seriale’, accessibile, utile, adatto al nuovo modo di vivere. Tracce di questo impegno comune si trovano nelle istituzioni pubbliche e private che via via sono nate per conservare la memoria storica di questo percorso. Le testimonianze più significative si trovano nei luoghi dell’abitare, privato e collettivo: cinema, uffici, case, metropolitana e ristoranti. Altri articoli |