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Chiesa di Sant'Antonio Abate  © Irene Bascì, Comune di Milano
Chiesa di Sant'Antonio Abate  © Irene Bascì, Comune di Milano
Chiesa di Sant'Antonio Abate  © Irene Bascì, Comune di Milano
Chiesa di Sant'Antonio Abate  © Irene Bascì, Comune di Milano

Chiesa di Sant'Antonio Abate


INDIRIZZO:

Via Sant'Antonio, 5 - 20122 Milano


ORARI:

Da marzo ad ottobre: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 18.00
Da novembre a febbraio: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 14.00


INFORMAZIONI BIGLIETTO:


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La chiesa di Sant’Antonio Abate nasce nel ‘300 come parte dell’omonimo convento dell’ordine ospedaliero degli Antoniani, chiamati dalla Francia per gestire un ospedale fondato nel 1127 da Ruggero del Cerro.

Testimonianze ancora visibili di questo periodo e del successivo rifacimento del 1456 sono il campanile e i chiostri.

Nel 1582, in seguito all’affidamento del convento ai Teatini, la chiesa è ricostruita su progetto di Dionigi Campazzo assumendo la sua struttura definitiva. Pianta a croce latina, una sola navata e cappelle laterali, tre per lato.

Nel corso del ‘600, periodo di massima fioritura, sono realizzati gli interventi di maggior rilievo riguardanti la decorazione a cui partecipano i più noti artisti lombardi.
Nella terza cappella a destra ci sono la “Natività di Maria” di Giovanni Ambrogio Figino e la “Madonna col Bambino con S. Caterina, S. Paolo e S. Giovannino” del Campi. Nel transetto destro ci sono l’”Adorazione dei Magi” del Morazzone e l’”Adorazione dei pastori” di Lodovico Carracci. A sinistra dell’altare c’è la “Risurrezione” del Cerano. Nella terza cappella a sinistra si trova la “Visitazione e Sacra famiglia” di Giulio Cesare Procaccini. Inoltre, nel coro sono presenti stalli intagliati su disegni attribuiti a Francesco Maria Ricchino.

La facciata neoclassica, incompiuta, è opera ottocentesca di Giacomo Giuseppe Tazzini.

Nell’ospedale su cui è edificata la chiesa di Sant’Antonio Abate, si curavano, con applicazioni di unguento derivato dal grasso di maiale, i contagiati dal cosiddetto “fuoco sacro” o “fuoco di Sant’Antonio”.
I maiali erano considerati talmente utili che dal 1416 i monaci ottengono dai Visconti un singolare privilegio. Quello di farli pascolare liberamente, nella zona attorno al convento e all’ospedale, affidandone il sostentamento alla carità pubblica. A metà del ‘400 Francesco Sforza fonda l’ospedale Ca’ Granda per riunire e organizzare tutti i piccoli ospedali della città e il convento perde la sua funzione.

    Il campanile rivestito in cotto, secondo l’uso quattrocentesco, sulla cui cima brilla l’insegna degli Antoniani: la lettera greca “tau”.

    Il chiostro che, nonostante gli interventi ottocenteschi, conserva le eleganti forme di gusto bramantesco con fregi in terracotta a stampo dei primi del ‘500.