Chiesa di S. Bernardino alle Ossa e il culto dell'ossario
Chiesa di S. Bernardino alle Ossa e il culto dell'ossario
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Chiesa di San Bernardino alle Ossa

Informazioni generali

San Bernardino alle Ossa, insieme all’Ossario, affonda le sue origini nel XIII secolo condividendole con l’antico e non più esistente ospedale del Brolo, destinato alla cura dei lebbrosi. L’ospedale venne edificato nel 1127 insieme ad un cimitero e solo nel 1210 venne costruita la camera destinata ad accogliere le ossa dei malati defunti.
La primitiva Chiesa di San Bernardino alle Ossa sorse nel 1269 proprio al fianco dell’Ossario.

Nel 1642 entrambi furono gravemente danneggiati dal crollo del campanile della vicina chiesa di Santo Stefano Maggiore. La facciata della chiesa venne riparata in breve tempo, così come l’Ossario le cui pareti vennero decorate con teschi e tibie umane. L’opera di restauro venne portata avanti dall’architetto Carlo Buzzi.

Nel 1750 venne edificata la grande chiesa in stile barocco e rococò su progetto degli architetti Andrea Biffi e Carlo Giuseppe Merlo. Quest’ultimo lavorò successivamente al progetto per la guglia maggiore del Duomo. Questa chiesa venne collegata alla chiesetta originale attraverso un arco di trionfo. I Disciplini della Confraternita locale avevano infatti richiesto una chiesa più ampia per le funzioni di culto dell’Ossario, sempre più diffuso nell’area, e scelsero San Bernardino da Siena come santo patrono.
La facciata della Chiesa di San Bernardino alle Ossa venne completata nel 1776 e benedetta dal Cardinale Pozzobonelli.

All’esterno, per la rigorosa disposizione delle finestre, la facciata ricorda più un palazzo signorile settecentesco che una chiesa barocca. All’interno la chiesa ha una pianta ottagonale con due cappelle laterali e altari marmorei barocchi.
Si accede al corpo principale del tempio dall’ambulacro, e ci si ritrova in un atrio dove sono presenti un dipinto con Sant’Antonio e San Francesco sulla sinistra ed un bassorilievo del XV secolo con l’effige di Sant’Antonio sulla destra.

La Chiesa di San Bernardino alle Ossa ha una pianta ottagonale con altari marmorei barocchi. Presenta inoltre due cappelle ai lati. Sulla destra dell’abside, sulla cantoria, si trova un organo a canne costruito da Pacifico Izoli agli inizi del XX secolo. Ha una trasmissione pneumatica e due tastiere di 58 note ciascuna oltre ad una pedaliera concava di 27.

Davanti l’altare maggiore vi è una grata da cui è possibile vedere dieci scalini che scendono verso una grande cripta: il sepolcreto dei Disciplini. Presenta una forma a Pentagono irregolare e un soffitto con volte a botte. Sui muri si possono trovare 21 nicchie in muratura, dove i Disciplini adagiavano i loro confratelli defunti avvolti nel loro Saio e con una tavoletta posta sul loro capo con il loro nome, unico elemento identificativo in totale assenza di altre rifiniture.
Un breve documentario dell’associazione Teses illustra bene la cripta dei Disciplini della Chiesa di San Bernardino alle Ossa.

Uno stretto corridoio sulla destra dell’ingresso permette di accedere alla cappella ossario. Si tratta di un piccolo ambiente a pianta quadrata, impreziosito da un altare e una nicchia con la statua della Madonna Addolorata inginocchiata presso Gesù morto.
Le pareti sono quasi interamente ricoperte di teschi e ossa, disposti nelle nicchie, su cornicioni, pilastri e porte. I resti appartengono probabilmente ai morti dell’ospedale del Brolo, alle salme traslate dai cimiteri seicenteschi soppressi. I teschi chiusi nelle cassette sopra la porta d’ingresso sono quelli dei condannati a morte.

La cappella ossario ha una volta affrescata da Sebastiano Ricci, precursore del Tiepolo, che introduce la pittura veneta barocca a Milano. Vi sono rappresentati un “Trionfo di anime in un volo di angeli” e la gloria dei quattro santi protettori: Santa Maria Vergine, S.Ambrogio, S.Sebastiano e S.Bernardino da Siena.

Nel 1728 il re del Portogallo Giovanni V, visitando la cappella, ne rimase così colpito che decise di farne erigere una identica a Evora, nei pressi di Lisbona, ricopiandola in ogni particolare e chiamandola: la Capela dos Ossos.

Da non perdere

Nella cappella a destra dell’unica navata, c’è un altare barocco di marmo con una pala, opera di Federico Ferrario, che rappresenta “Santa Maria Maddalena in casa del fariseo”.
Nella stessa cappella c’è la tomba di famiglia di alcuni discendenti, in linea materna, di Cristoforo Colombo: Pietro Antonio e Giovanni di Portogallo Colon Conti della Puela e della Veragua. Ai lati dell’altare sono visibili gli stemmi della famiglia con il motto: “Colon diede il Nuovo Mondo alla Castiglia e al Leon”.

Aneddoti e curiosità

Secondo una leggenda, il 2 novembre, giorno dei morti, una bambina, i cui resti si trovano presso l’altare dell’ossario, torna a vivere trascinando gli altri scheletri in una danza macabra.
La statua di Santa Maria Addolorata posta al di sopra dell’altare dell’ossario è conosciuta anche come Nostra Signora Dolorosa de Soledad. Sia il nome che l’abbigliamento ricordano che l’opera è realizzata da Gerolamo Cattaneo durante il periodo della dominazione spagnola (metà del XVII secolo).

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