Torre Velasca: espressione del razionalismo italiano
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Torre Velasca

Informazioni generali

Simbolo della Milano proiettata verso lo sviluppo e la crescita economica, la Torre Velasca, situata nell'omonima piazza, esprime tutta la forza e il Razionalismo Italiano durante gli anni della ricostruzione del dopoguerra. Fu eretta dopo un lungo studio per adattare gli angusti spazi della piazza che la ospita.

Espressione di questo progetto è anche lo stile architettonico, definito “neoliberty”: da una parte richiamava i palazzi dell’Ottocento, dall’altra puntava allo slancio verso l’economia del decennio successivo.

Riuscì a fondere la Tradizione con l'Innovazione attraverso delle scelte tecniche all'avanguardia, come ad esempio i caratteristi "puntoni" che sorreggono il peso del volume superiore, che furono un vero e proprio vanto dalla sperimentazione tecnica degli ingegneri italiani che lavorarono al progetto.

Un progetto tutto italiano che segue non solo le istanze estetiche del “boom economico”, ma anche quelle di un rapporto armonico con l’assetto urbano della città, svettando insieme al Duomo e al Castello Sforzesco, del quale richiama lo stile nella scelta dei colori e dei materiali.

Da non perdere

Progettata e costruita tra il 1956 e il 1958 dalla Società Generale Immobiliare, sorge in un'area che ha inglobato tutta la zona del Postlaghetto, distrutta dai bombardamenti angloamericani nel 1943 e svetta nel panorama cittadino, del quale è divenuta uno dei simboli più noti.

Per costruirla si impiegarono 8 giorni in meno del tempo previsto contrattualmente, per un totale di 292 giorno.

Aneddoti e curiosità

Il progetto originario avrebbe puntato a una struttura con telaio in acciaio (riprendendo la cultura nord-americana del grattacielo), ma la scelta definitiva di costruzione fu per una struttura più "tradizionale" in cemento armato, più adatta al contesto metropolitano milanese di quegli anni.

Uno studio preliminare, commissionato presso una società newyorkese, stabilì che il progetto sarebbe stato irrealizzabile in acciaio data la situazione tecnologica dell'industria siderurgica italiana.

La Torre Velasca è uno dei luoghi del film "Il Vedovo" di Dino Risi, con la coppia Alberto Sordi- Franca Valeri. Per la sua forma particolarissima, fu subito ribattezzata dai milanesi “il grattacielo con le bretelle”.

La Torre Velasca è anche un luogo inserito all'interno di molti film, tra cui possiamo ricordare oltre al già citato "Il Vedovo" di Dino Risi anche "Durante l'Estate" di Ermanno Olmi. Fu per alcuni anni anche la residenza dell'attore Gino Bramieri.

La Torre Velasca è stata progettata e costruita tra il 1956 e il 1958 dal gruppo di architetti: B.B.P.R. (Banfi, Barbiano di Belgiojoso, Peressutti, Rogers). La forma dell'edificio è veramente inusuale, i piani inferiori occupano meno spazio dei piani superiori facendo assumere all'edificio la forma di fungo; essenzialmente gli architetti volevano farla assomigliare ai torrioni medievali integrandola perfettamente con gli edifici del centro storico milanese.

La sua forma è sempre stata oggetto di dibattito sull'impatto estetico che la Torre ha sullo skyline meneghino. C'è chi afferma, infatti, che la torre sia soltanto un "torracchione di vetro e cemento", come Luciano Bianciardi nel suo romanzo "La Vita Agra" del 1962 che fu uno dei primi a contestare la bellezza estetica della struttura.

Anche il "The Daily Telegraph" nel 2012 aprì il dibattito sulla bellezza della Torre quando la inserì nella lista degli edifici più brutti del mondo. I detrattori però non tengono conto del fatto che la Torre Velasca è uno dei primi grattacieli al mondo progettato in modo da avere una forma a "fungo", una qualità che la rese unica a livello internazionale e che la pose come una struttura d'avanguardia nel periodo in cui venne costruita. Come sottolineano gli architetti Mario Bellini e Gianmaria Beretta la struttura voleva essere un "palazzo milanese che rifiutava la standardizzazione dell'architettura internazionale".

Indubbio è il suo valore storico artistico, grazie al quale la Soprintendenza per i Beni Culturali la sottopose a vincolo culturale nel 2011.

I primi diciotto piani (altezza m 106) ospitano negozi e uffici. Gli altri, fino al ventiseiesimo, sono occupati da appartamenti, realizzati su una superficie più ampia rispetto ai piani precedenti, in maniera tale da conferire alla Torre la classica forma “a fungo”. Gli appartamenti sono, in totale, 800.

Le finestre prendono posizione all'interno di moduli alternati facendo si che la facciata risulti più dinamica e meno conforme alla staticità di un classico grattacielo di quegli anni.

Dettagli utili

Raggiungibile con la metropolitana linea M3 (gialla), fermata Missori.

Mediagallery

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      • Informazioni biglietto

        Ingresso gratuito
        Sono organizzate visite durante gli orari d’ufficio

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