Il Cristo Morto: la rivoluzione prospettica del Mantegna
Il Cristo Morto: la rivoluzione prospettica del Mantegna
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Cristo morto

Andrea Mantegna - 1480

Il Cristo Morto, vertice indiscusso nell’opera di Mantegna, è l’emblema delle conoscenze prospettiche del pittore e icona universale del Rinascimento italiano.

Questo quadro propone un’interpretazione rivoluzionaria della tradizionale iconografia del Compianto sul Cristo morto, attraverso la visione fortemente scorciata del corpo di Cristo, presentando in primo piano i segni della Passione, con un impatto figurativo ed emotivo fortissimo.

L’equilibrio tra imitazione naturalistica e armonia della visione è raggiunto dal Mantegna mediante particolari correzioni prospettiche e anatomiche condotte con il metodo delle proiezioni parallele. Il pittore, che aveva già sperimentato straordinarie fughe prospettiche negli affreschi di Padova (Cappella Ovetari agli Eremitani) e Mantova (Camera picta meglio conosciuta come Camera degli Sposi), fa di tale illusionismo una regola universale e perfetta, applicandola al corpo divino del Cristo, qui ripreso dai piedi in posizione frontale.

La tela probabilmente è stata dipinta a cavallo fra gli anni settanta e ottanta del Quattrocento, da un Mantegna maturo, maestro nell’uso della gamma dei colori e nel rendere la freddezza scultorea della figura.

Ancora dubbia la provenienza del dipinto, giunto a Brera nel 1824 dalla collezione di Giuseppe Bossi, ma proveniente dalle raccolte Aldobrandini di Roma. Un “Cristo in scurto” compare in ogni caso nell’inventario dei beni di Mantegna alla sua morte nel 1506, ma si è dimostrato difficile verificare l’identità di quel dipinto, di cui si perdono le tracce verso la metà del Seicento, con quello ora a Brera.

All’interno della Pinacoteca di Brera altre opere testimoniano lo straordinario percorso artistico di Andrea Mantegna, caratterizzato da una strenua fedeltà e continuità di stile: dal polittico di San Luca, alla Madonna dei Cherubini, fino alla Pala di San Bernardino o alla Madonna col Bambino, quest’ultima variamente attribuita alla sua cerchia.

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