L'Ultima Cena: capolavoro di Leonardo e del Rinascimento
L'Ultima Cena: capolavoro di Leonardo e del Rinascimento
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L'Ultima Cena

Leonardo da Vinci - 1496 circa

All’interno del refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie, inchiniamoci di fronte ad uno dei capolavori più famosi al mondo, che tanto onora la città ambrosiana: “L’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci, opera commissionata da Ludovico Sforza detto il Moro.

Alziamo lo sguardo e catturiamo la sensibilità che trapela dal dipinto.

Davanti a noi si compie un evento drammatico del Vangelo di Giovanni, l’attimo in cui Cristo, seduto al centro e circondato dagli apostoli, rivela l’imminente tradimento di uno di loro, che lo porterà ad essere crocifisso. Un momento intenso, scalfito da un tumulto di espressioni. Chi si alza, chi si avvicina. Un fermento di gesti e sguardi, stupore e meraviglia, sgomento e confusione ruotano attorno al soggetto principale. Tutto si muove in un’ingegnosa prospettiva che esalta la centralità della figura di Gesù.

Attraverso la sua costruzione prospettica, l'artista crea l’illusione nello stupìto spettatore, come se lo spazio della sala continui anche all’interno del dipinto, rendendoci presenti, partecipi a quello che sta accadendo nella scena.
Leonardo da Vinci sottolinea l’importanza del soggetto attraverso linee diagonali che conducono a Cristo, tutto si ricollega a Lui e ne ruota intorno.

“L’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci è una grande opera destinata sin dalla nascita ad una conservazione molto difficile a causa della stesura del colore su intonaco asciutto. Infatti l’artista sperimentò sull’opera la stessa tecnica con cui si dipinge su tavola e non usò la tecnica dell’affresco. Ciò condusse il dipinto ad un veloce e prematuro degrado.

Nel corso dei secoli, fino al XVII, in molti hanno tentato di restaurare "L'Ultima Cena" di Leonardo, sino al grandioso intervento durato 22 anni (dal 1978 al 1999), ad opera di Giuseppina Brambilla Barcilon, che riuscì a riportare alla luce i colori originali e i dettagli.

Qualche Curiosità: si dice che Leonardo da Vinci nella figura di Giuda Taddeo abbia realizzato il proprio autoritratto. Leonardo lavorò a quest’opera dal 1494 al 1497, eseguendo nello stesso tempo altri dipinti.

Durante i bombardamenti dell’agosto 1943, “L’Ultima  Cena” si salvò per miracolo, restando per quasi due anni, fino alla fine della guerra, all’aria aperta, coperto solo da un telo e da sacchi di sabbia.

Tra i vari tentativi di restauro dell’opera, quello del 1908 fu eseguito a seguito di un appello poetico di Gabriele D’Annunzio.

I colori de “L’Ultima Cena” di Leonardo : celeste e rosso utilizzati dall’artista, rappresentano un classico nell'iconografia del Cristo e della Madonna. Entrambi rispecchiano la condizione umana (celeste) e divina (rosso) del Cristo, che terminata la propria missione terrena, si appresta a trasfigurare.

“L’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci è stata oggetto di numerosi studi e spunti di carattere esoterico come viene affrontata all’interno del libro da Dan Brown, “Il Codice da Vinci” che ha formulato varie interpretazioni del dipinto.

L'opera è visitabile soltanto su prenotazione: per maggiori informazioni cliccare qui.

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