Davide Campari
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Davide Campari

Artigiani e Imprenditori - Milano 14/10/1867 - San Remo 07/12/1936

Biografia

Era trascorso un mese (15 settembre 1867) dall’apertura al pubblico della Galleria Vittorio Emanuele II quando al primo piano, sopra i locali dell’esercizio del padre, venne alla luce Davide Campari, figlio di Gaspare e Letizia Galli e quarto di cinque fratelli, il primo  milanese a nascere all’interno di quello che è definito ancora oggi “il salotto buono” dei milanesi.

Davide, dopo gli studi e un periodo di apprendistato professionale in Francia,  raccolse l’eredità del padre Gaspare che aveva iniziato l’attività con un piccolo bar di Novara: il "Caffé dell'Amicizia", sorto nel 1860. Sarà proprio in questo locale che metterà a punto la ricetta del bitter che ha reso famoso il nome dei  Campari  in tutto il mondo.

Dopo la sua morte, il timone passò quindi al figlio Davide che iniziò a diversificare la produzione, lanciando alcune delle bibite che sono note non solo in Italia.

Davide aveva completato gli studi in Svizzera assieme al fratello Guido, successivamente si trasferirono in Francia per apprendere i segreti della liquoria. Quando tornò a Milano, lasciò la madre Letizia a dirigere il caffè mentre lui allestì il laboratorio di via Corsico  dove ebbe la geniale idea di ridurre la gradazione alcolica del  Bitter inventato dal padre e di servirlo con il selz.  Dopo tre anni, nel 1890, creò un laboratorio più grande in via Galilei.

L’attività assunse una dimensione internazionale intorno al  1904 quando l’azienda decise di allargare il mercato inaugurando un nuovo stabilimento e trasferendo la sede dell'azienda a Sesto San Giovanni alle porte di Milano.  In virtù  di uno sviluppato intuito imprenditoriale, del senso degli affari,  di un’ inventiva e di una capacità di anticipare i tempi , Davide riuscì a far grande l’azienda.     

Nel 1906, partecipa all’Esposizione Internazionale di Milano e nel 1932 lancia il “Campari Soda”; il design della bottiglia, la forma è del futurista Fortunato De Pero.

Davide promuove campagne pubblicitarie moderne per una comunicazione efficace e d’effetto, che diverranno modello per la nuova industria dell’advertising, ispirandosi ai i movimenti artistici emergenti dell’epoca. Incarica artisti come Cappiello, Depero, Dudovich, Ginopico, Grego, Metlicovitz, Mora, Munari, Negrin, Nizzoli, Sacchetti e altri che si cimentano con il colore rosso del Campari o il giallo del Cordial.

Davide Campari si sposò a più di 50 anni e non ebbe figli. Alla sua morte,  per  un attacco cardiaco,  lasciò la direzione della sua azienda al nipote Antonio Migliavacca, figlio della sorella Antonina.

Oggi il Gruppo Campari è una delle realtà più importanti nel settore del beverage a livello globale. È presente in 190 paesi nel mondo con leadership nei mercati italiano e brasiliano e posizioni di primo piano negli Usa e in Europa continentale.

Aneddoti e curiosità

Davide Campari affidò al poeta Renato Simoni l’incarico di scrivere una composizione settimanale da pubblicare sul Corriere della Sera, inneggiante la qualità dei prodotti dell’azienda. Ecco un brano: “Adesso lo sanno tutti che nel vino/Non già la verità, ma l’acqua c’è!/Chi a sazietà ripeter non ha udito/ Che ‘l’appetito vien mangiando’. Oh cari/Lettori È falso È falso/ L’appetito/vien solo bevendo il gran Bitter Campari!”.

A  Sesto San Giovanni,  in via Gramsci 141, è possibile visitare la Galleria Campari, un moderno edificio di un rosso quasi alcolico progettato da Mario Botta, attorno alla palazzina liberty del 1904, storico stabilimento per la produzione (trasferita a Novi Ligure) di cui resta intatta la facciata. All’interno, accanto agli uffici amministrativi, si trova il colossale e avveniristico spazio dei due piani di galleria. Al primo, scorre la lunga storia delle rèclame Campari, un elenco di collaborazioni con i maggiori artisti e disegnatori del ‘900 che hanno giocato con l’immagine di bibite e liquori facendone la fortuna.

Davide Campari fu u grande amico di Felice Bisleri, il celebre inventore del liquore "Ferro-China" e dal quale imparò a credere nella pubblicità che in quegli anni muoveva i primi passi.

Ad un certo punto della sua carriera di imprenditore, precorrendo i tempi, decise di farsi pagare anticipatamente la merce prima della consegna anche contro il parere dei suoi collaboratori più stretti.

Prima che fosse la legge a imporlo nel 1931, iniziò a vendere i suoi liquori in bottiglia.

Davide Campari è sepolto al Cimitero Monumentale in un maestoso monumento opera dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971) che realizzò una personale rielaborazione dell’Ultima Cena leonardesca.

I Campari sono all’origine della storia di uno dei locali più noti della città. La storia del locale in Galleria, chiamato nel tempo Campari,  Zucca, Caffè Miani, ha infatti inizio con il papà di Davide, il novarese  Gaspare Campari che nella seconda metà dell’800 trova fortuna a Milano aprendo una celebre buvette in  via Rastrelli e inaugurando dopo qualche anno, nel 1862, un’altra sede nel Coperto dei Figini, vicino al Duomo.

Il piccolo negozio verrà presto demolito per dare spazio all’ambizioso progetto della Galleria Vittorio Emanuele II e Gaspare Campari chiede e ottiene una delle prime botteghe all’interno della struttura: il locale viene inaugurato lo stesso giorno della Galleria, il 15 settembre 1867. Arredato in stile impero secondo il gusto del tempo, da liquori a caffè in poco tempo si trasforma in elegante ristorante, animato da orchestre, cantanti e musicisti. Nel locale si potevano incontrare gli esponenti della nascente imprenditoria  milanese dagli Edison ai Pirelli e l’élite culturale e artistica del momento:  da Giacomo Puccini ad Arrigo Boito.

La tradizione passa dal padre al figlio, con qualche  novità. Così, per rispondere alle nuove esigenze del mercato,  Davide Campari apre proprio davanti al locale, il Camparino.

Ai lati della Galleria (ingresso da Piazza Duomo) vi erano due locali: Campari e Camparino; al Campari, subentrò Zucca e, al presente la famiglia Miani; dall’altro lato, il Motta, prese il posto del Camparino.   

È il 1915, un “bar di passo”, come era definito una volta. Struttura e arredi in art nouveau  fanno di questo locale uno degli esempi più riusciti di liberty milanese. Il rito dell’aperitivo, da anni,  continua a rappresentare il motivo di attrazione del locale, anche quando nel 1919 Davide Campari  vendette sia il Campari, sia il Camparino alla famiglia Zucca.

Luoghi correlati

Galleria Vittorio Emanuele;
via Corsico, Milano dove ha sede il primo laboratorio dell'azienda;
via Gramsci, Sesto San Giovanni;
via Galilei a Milano dove ha sede lo stabilimento.

Fonti e documenti

I locali storici di Milano, Touring Club Milano 2004
Pionieri dell’industria italiana. Bonaventura Caloro. Aldo Martello Editore

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