Milano: protagonista delle vicende del Novecento
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Il Novecento

Il primo riflesso della guerra in Europa significò per i milanesi recessione economica. Nel 1914 uno sciopero generale paralizzò l'Italia; a Milano 20 mila dimostranti si riversarono all'Arena ed in piazza Duomo. Vennero arrestati due sovversivi: Mussolini e Corridoni. Il 14 Febbraio 1916 Milano subì il primo bombardamento aereo della sua storia. Il bilancio fu di 13 morti e 40 feriti. Un monumento, in via Tiraboschi, ne ricorda ancora le vittime. La guerra finì con un bilancio per la città di 10 mila morti.

 

La conclusione seppur vittoriosa della prima guerra mondiale aprì per l’Italia una crisi profonda dove i problemi lasciati dal conflitto furono ingigantiti da quella che era la vera criticità del momento, ossia l’inadeguatezza della cultura politica italiana al vasto cambiamento in atto.

 

E’ a Milano che prese l’avvio quel movimento che, dalla disastrosa situazione contingente derivò alimento e pretesto per affossare la fragile democrazia italiana. Il 23 marzo 1919, infatti, Benito Mussolini fondò a piazza San Sepolcro i Fasci italiani di combattimento la cui azione condusse nel 1925 all’instaurazione della dittatura in Italia. Durante il ventennio fascista, Milano condivise col resto della nazione i limiti imposti da un regime reazionario e repressivo. Mantenne tuttavia la sua vocazione alla cultura e attraverso la stessa cultura si pose in posizione critica verso il potere mussoliniano.

 

Nel dicembre 1924 Milano inaugurò la sua Università degli Studi ed il primo rettore Luigi Mangiagalli fu anche sindaco della città. La città aggiunse così un altro ateneo dopo il Politecnico, la Bocconi e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, inaugurata quest’ultima nel dicembre 1921.

 

La politica urbanistica fascista aprì a Milano nuove strade e consentì la costruzione  di nuovi quartieri che segnarono l’affermazione dell’architettura razionalista. Oggi, in città sono presenti esempi insigni come: la nuova sede della Bocconi del 1938, Villa Necchi Campiglio e Palazzo dell’Arengario che completarono il rinnovamento del centro cittadino. Anche l’architetto ufficiale del regime, Marcello Piacentini, lasciò a Milano un esempio del suo “Neoclassicismo semplificato”  riscontrabile oggi nel Palazzo di giustizia (1932). L’architettura razionalista fu propugnata d’altronde dal Gruppo 7, associazione di Architetti provenienti dal Politecnico di Milano fondata nel 1926 e sciolta nel 1931.

 

Nel campo delle arti figurative la ricerca fu tenuta aperta dalla polemica di “Corrente”, gruppo ideato dal pittore milanese Ernesto Treccani che a Milano rappresentò la voce più consapevole della opposizione degli intellettuali alla cultura fascista.

 

Così il gruppo dei pittori astrattisti del Milione continuò a sviluppare la tradizione dell’avanguardia dalla pittura e da uno dei massimi artisti del 1900 viene forse l’immagine più vera e profonda di Milano, al di fuori del suo centro scintillante e “risanato”, nelle periferie dipinte da Mario Sironi, la solitudine e lo squallore che vi affiora parlano di una umanità estraniata a se stessa, esiliata, assorbita e confusa nei muri, nelle ciminiere, nelle strade solitarie.

 

La seconda guerra mondiale segnò  profondamente Milano. Le incursioni aeree, soprattutto quella dell’agosto del 1943, distrussero buona parte del centro; crollarono il Teatro alla Scala, la Galleria e il Palazzo Reale. Fu altissimo il numero delle vittime travolte dalle macerie, torturate e uccise nel momento finale del Fascismo (si ricordano la famigerata “Villa Triste” di Via Paolo Uccello e la stele ai quindici martiri di Piazzale Loreto).   

 

Ma il riscatto di un’intera nazione e la riconquista della dignità e democrazia ricominciarono da qui, soprattutto dai distretti industriali ed operai. Milano fu infatti una delle capitali della resistenza italiana e fu destinata a riprendere nel secondo dopoguerra il suo ruolo di “capitale morale”.

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