Ora et labora: la vita dei monaci nelle abbazie lombarde
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Le abbazie e la regione agricola

“Ora et Labora”, cioè prega e lavora. Un modo in apparenza spiccio per indicare una regola, quella di San Benedetto, che ha permesso di gettare le basi di una civiltà che ha costruito chiese, abbazie e monasteri; ha salvato opere e classici della cultura antica, in un periodo storico caratterizzato da una crisi di civiltà, minacciata da guerre e barbarie. Si è data da fare, infatti, per bonificare terre destinandole all'agricoltura.

La pianura lombarda, anche poco lontano dalla città di Milano, è ricca di testimonianze architettoniche importanti che sono il ricordo ancora vivente di questa storia. L'Abbazia di Viboldone, ad esempio, per la bellezza della sua architettura e dei suoi affreschi trecenteschi, è uno dei più importanti complessi medievali della Lombardia; fu fondata nel 1176 e completata nel 1348 dagli Umiliati.  

Quando l’Ordine degli Umiliati nella seconda metà del ‘500 fu soppresso, i Benedettini Olivetani presero possesso dell’Abbazia per circa due secoli. Successivamente subirono lo stesso destino ad opera del governo austriaco e furono costretti ad abbandonare l'abbazia.

I benedettini erano un un ordine formato da monaci, monache e laici che, attorno all'attuale Chiesa, conducevano vita di preghiera e di lavoro, e coltivavano i campi con sistemi di lavorazione assolutamente innovativi.   

Anche le abbazie di Morimondo, a 30 chilometri dal capoluogo lombardo e quella di Chiaravalle, collocata in una zona agricola tra il quartiere Vigentino e Rogoredo sono gestite da benedettini cistercensi, ordini che nelle loro differenze e specificità, riassumono il senso di questa civiltà.

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