Coniglio Viola. Le notti di Tino di Bagdad
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Coniglio Viola. Le notti di Tino di Bagdad

Dall'8 marzo al 1 aprile

A otto anni dalla retrospettiva al PAC, il duo ConiglioViola torna a Milano per presentare le opere del progetto d’arte pubblica “Le notti di Tino di Bagdad”, per la prima volta all’interno di uno spazio museale. A partire dalle sperimentazioni letterarie della poetessa espressionista Else Lasker-Schüler prende corpo un esperimento di arte e cinematografia che combina l’utilizzo di nuove tecnologie, come la Realtà Aumentata, con tecniche tradizionali: dalle incisioni su rame al teatro delle ombre.
Le notti di Tino di Baghdad è una raccolta di brevi racconti sperimentali scritta da Else Lasker-Schüler nel 1907. Le “fiabe orientali” della poetessa sono un piccolo caleidoscopio che riflette contaminazioni inattese: il fascino dell’esotismo orientale e l’esperienza della metropoli moderna, il richiamo delle radici ebraiche e il gusto per la sperimentazione avanguardistica, l’indagine pittorica e il manierismo letterario, il gioco infantile e l’erotismo.
Nella sua rielaborazione, ConiglioViola ha lacerato la trama del racconto per ricavare ventisei incisioni su rame, ognuna delle quali rappresenta un episodio della storia di Tino, principessa e poetessa d’Arabia.
Le tavole saranno esposte all’interno di piccoli lightbox con cornici in cemento, fruibili in realtà aumentata, grazie a un’apposita app gratuita. 
I video, realizzati attraverso un tecnica mista di animazione digitale, animazione a mano e recitazione umana, sono stati realizzati agli interno degli spazi occupati della Cavallerizza Reale di Torino coinvolgendo gli occupanti tanto in qualità di attori quanto di tecnici. 
Molte scene sono realizzate ispirandosi al Teatro delle Ombre e muovendo manualmente gli oggetti. Altre caratteristiche salienti sono l’assenza di movimenti di camera e il fatto che tutte le scene appaiano inquadrate attraverso le caratteristiche finestre arabe, restituendo l’ambientazione “esotica” che caratterizza l’opera originaria e tentando una riflessione sperimentale sul concetto di schermo cinematografico come “finestra”.

 

Esposizione a cura di Kaninchen-Haus.

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